domenica 8 febbraio 2015

Chiacchiere

Mettete il vino in una casseruola, fatelo scaldare senza che raggiunga il bollore, quindi toglietelo dal fuoco. In una ciotola ponete la farina, lo zucchero, il burro, le uova, la vanillina e un pizzico di sale, versatevi poco per volta il vino e rimestate energicamente. Mescolte bene in modo che l'impasto risulti morbido e liscio (se fosse troppo consistente potete aggiungere ancora un po' di vino). Stendete l'impasto ad uno spessore di mezzo centimetro avendo cura di ripiegarlo più volte su sé stesso affinchè possa incorporare aria. Questo consentirà di creare delle bolle durante la frittura.
Con una rotella tagliapasta formate delle strisce o dei rombi, fate scaldare abbondante olio in una padella e friggete le chiacchiere.
Infine spolverizzatele con abbondante zucchero a velo.

domenica 4 gennaio 2015

Butterfly Bracelet

In occasione del Natale ho avuto la possibilità di realizzare regali fatti da me per le persone più care. Una mia amica a cui piace il Giappone mi ha ispirata nella creazione di questo bracciale Butterfly.
Con un po’ di porcellana fredda ho realizzato due farfalle di circa due centimetri di lunghezza, al centro ho effettuato dei buchini e le ho lasciate asciugare. Una volta asciutte ho voluto rompere la monotonia del colore di base con delle pennellate di verde. Successivamente ho steso della vernice trasparente ed una volta asciutte ho utilizzato un cordino di cotone rosa per assemblare il bracciale.

"Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto,
e aspetto gran tempo
e non mi pesa,
la lunga attesa"

Madama Butterfly G. Puccini

venerdì 2 gennaio 2015

Panettone


Nel medioevo gli statuti delle corporazioni vietavano ai fornai, che nelle botteghe di Milano impastavano il pane dei poveri (un pane di miglio detto "pan de mej"), di produrre il pane dei ricchi, (un pane bianco chiamato "micca"). Tuttavia, il giorno di Natale, aristocratici e plebei potevano consumare lo stesso pane, il "pan di scior" o "pan de ton" un pane di lusso, di puro frumento, farcito con burro, miele e zibibbo. 
Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento si sono diffuse molte leggende che raccontano le origini del panettone. La più famosa narra che il giorno di Natale fu ordinato al cuoco, al servizio di Ludovico il Moro, di preparare un pranzo sontuoso, ma il dolce destinato al banchetto si bruciò. Toni, umile sguattero, decise allora di impastare il suo lievito madre con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi. Il dolce, che riscosse enorme successo, fu subito battezzato “pan del Ton” in omaggio al suo creatore. 
Secondo un’altra leggenda Ughetto figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, innamorato di Algisa, figlia di un fornaio, si fece assumere come garzone dal padre di lei, tal Toni. Ughetto per incrementare le vendite, provò ad inventare un dolce impastando la farina con uova, burro, miele ed uva sultanina. Il risultato fu strepitoso ed il dolce attirò subito nuovi clienti desiderosi di gustare il "Pan del Ton". Qualche tempo dopo i due giovani innamorati si sposarono e vissero felici e contenti. 
Con grande soddisfazione posso dire che il mio secondo esperimento è andato abbastanza bene, sicuramente più del primo, forse l’anno scorso il lievito era ancora giovane ed ora, invece, un po’ più maturo. Infatti, per la buona riuscita di questo antico dolce lombardo è fondamentale disporre di lievito arzillo e vivace. Vi consiglio, quindi, qualora decidiate di imbattervi in questa laboriosa realizzazione, di rinfrescare diverse volte il vostro lievito nei giorni precedenti la preparazione. I rinfreschi daranno forza al vostro lievito che farà lievitare l’impasto in minor tempo.
Ho effettuato il primo impasto alle 13.00.
In una terrina ho messo il lievito in pezzetti (lasciato a temperatura ambiente per circa tre ore), ho aggiunto la farina, le uova, lo zucchero ed il burro, ho impastato energicamente fino a formare una buon composto elastico. Ho coperto con cura ed ho lasciato riposare fino a quando l’impasto ha triplicato il suo volume.
Nel frattempo ho preparato gli aromi: ho messo in ammollo l’uvetta in acqua e marsala. A parte in una ciotola ho messo l’arancia ed il limone canditi tagliati a cubetti, ho aggiunto la buccia grattugiata di un’arancia e di un limone, ho aggiunto un cucchiaio di miele, ho mescolato tutto e ho conservato in frigo.
Alle 21.00, dopo circa 8 ore, ho effettuato il secondo impasto.
Al primo impasto ho aggiunto gli altri ingredienti: la restante farina, le uova, lo zucchero ed il sale. Ho lavorato per qualche minuto ed ho aggiunto il burro, quando l’impasto sembrava abbastanza elastico ho aggiunto l’uvetta, i canditi e qualche goccia di vaniglia.
Ho coperto nuovamente l’impasto ed ho lasciato riposare per circa mezz’ora.
Ora la tradizione vuole, prima di trasferire l’impasto nei classici pirottini o in uno stampo per panettoni, che si faccia la cosidetta “pirlatura” ovvero, arrotondare l’impasto facendolo girare tra le mani ed il piano di lavoro imburrato per conferirgli un forma sferica regolare. Ammetto che è un passaggio che ho omesso, ma non credo che il risultato finale ne abbia risentito particolarmente.
Ho trasferito il composto nello stampo e ho lasciato lievitare per ben 24 ore. Alle 21.00 del giorno successivo l’impasto era quasi arrivato al bordo dello stampo.
A questo punto, prima di infornarlo, si procede ad effettuare la “scarpatura”, ossia incidere a croce il panettone, sollevare i lembi, inserire una piccola noce di burro e richiudere i lembi, io sinceramente non l’ho fatto.
Ho acceso il forno a 170° e ho lasciato cuocere per  50 minuti (vi suggerisco di mettere durante la cottura un pentolino con acqua, questo consentirà al panettone di conservare una giusta umidità). Ho spento ed ho lasciato il panettone ancora in forno caldo per altri 10 minuti.
Appena sfornato i più coraggiosi potranno infilzare il panettone o con bacchette cinesi o ferri da maglia e rovesciarlo a testa in giù, anche questo passaggio mi è sfuggito.
Il panettone potrà essere incartato e conservato in sacchetti per alimenti per diversi giorni.
Tanto lavoro ampiamente ripagato. Buon anno nuovo.

lunedì 29 dicembre 2014

Taralli al pepe

 
Mia nonna paterna durante le festività natalizie e pasquali era solita preparare questi panciuti taradd’ cu pep’, tipici della città di Taranto. Un profumo magnifico invadeva la cucina ed io non potevo esimermi dal mangiarli ancora caldi e fragranti. Anche se non si tratta di dolci, perchè salati e piccanti, venivano generalmente serviti con dolci e biscotti a fine pasto. Innanzitutto per la preparazione aromatizzate l’olio con bucce di arancia, limone ed alloro, fate sfumare per qualche secondo e lasciate intiepidire. A parte riscaldate il vino bianco, versatelo in una terrina e sciogliete il lievito madre, versate la farina, l’olio (privato di bucce ed alloro), aggiungete il sale, il pepe ed amalgamate bene il composto. Preparate dei bei taralli cicciotti che lascerete lievitare per almeno tre ore in un luogo caldo al riparo da correnti. Infornate a 180 gradi per circa 30 minuti.


venerdì 26 dicembre 2014

Mostaccioli


I mostaccioli, dolci tipici del Salento e simbolo di attenzione per gli ospiti che si congedavano, venivano offerti come piccolo omaggio al momento della partenza degli invitati. Il nome deriva dal latino “mustaceum”, cioè alloro. In passato, infatti, si preparava una focaccia dolce di mosto d’uva aromatizzata da foglie di mustace.

Per la preparazione di questi dolci mescolate la farina con lo zucchero ed il miele, aggiungete l’olio e le mandorle tritate grossolanamente. Unite il cacao, le spezie, le bucce grattugiate di un’arancia, di un limone e l’ammonica. Aggiungete un cucchiaio di vino cotto e lavorate il composto sino ad amalgamare perfettamente gli ingredienti mantenendo la pasta piuttosto dura. Lasciate riposare per 15 minuti circa e trascorso questo tempo stendete l’impasto e dividetelo in strisce larghe 5 centimetri che poi taglierete a rombi. Accendete il forno a 160 gradi ed infornate i mostaccioli per circa 10 minuti. Una volta freddi, sciogliete il cioccolato a bagnomaria e ricoprite un lato dei mostocciali. Fate asciugare perfettamente prima di consumarli.

domenica 21 dicembre 2014

Sannacchiudere


I sannacchiudere sono dei dolci tipici natalizi appartenenti alla tradizione culinaria della provincia di Taranto. 
L'etimologia del nome deriva probabilmente dal dialetto tarantino "s'hann a chiudere", cioè "si devono chiudere". Si racconta di una donna che, data la povertà del tempo, con pochi e semplici ingredienti diede vita a questi dolcetti. I figlioletti della donna li provarono e li trovarono così tanto buoni da rischiare di finirli prima delle festività del Natale, perciò la madre li ripose nella credenza della cucina e disse: "s'hann a chiudere".
Fate scaldare l’olio con la buccia di limone, togliete la buccia ed impastate tutti gli ingredienti, lavorandoli bene fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Formate dei bastoncini sottili quanto un dito e tagliateli trasversalmente a tocchetti di un centimetro. Passateli sul tagliere degli gnocchi e friggeteli, pochi per volta, in olio caldo, a fuoco moderato. Appena saranno dorati, sgocciolateli su carta assorbente da cucina. 
In una casseruola riscaldate il miele con un po’ d’acqua, abbassate il fuoco, versate nel recipiente i sannacchiudere, mescolate bene ed infine spargetevi sopra i confettini colorati.
I sannacchiudere si conservano bene se accuratamente… "chiusi".

venerdì 19 dicembre 2014

Nuvolette

Purtroppo non scrivo più con la stessa frequenza di qualche mese fa, ma non perchè io non abbia voglia o cose da raccontare, anzi! Ahimè i ritagli di tempo sono sempre più limitati, tuttavia spero di poter recuperare durante queste festività.
La scorsa settimana, forse ispirata dal tempo uggioso, ho realizzato dei pendenti a forma di nuvoletta. Per realizzarli  ho usato della porcellana fredda che ho colorato con pittura acrilica blu, ho lavorato la pasta e l’ho modellata creando delle nuvolette, ho fatto dei buchini e ho lasciato asciugare.
Successivamente li ho verniciati, una volta asciutti ho usato la nuvoletta più grande per farci un pendente ad una collana e le nuvolette più piccole per farci degli orecchini.


Le Nuvole 
Fabrizio De Andrè

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono 
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.