La primavera tarda ad arrivare ed un buon tè caldo, accompagnato con questi grandma’s biscuits, è l’ideale per riscaldarsi. La ricetta di questi semplici biscotti è stata tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare a mia nonna ed essere custodita con gelosia da mia madre. In ogni caso sto per svelare un segreto di famiglia. Mettete la farina in una ciotola ed unite il bicarbonato ed il cremor tartaro, lo zucchero, le uova, l’olio e la buccia di limone grattugiata. Aggiungete il latte tiepido e lavorate gli ingredienti con cura fino ad ottenere un impasto omogeneo. Dividete il composto in pezzetti e create dei bastoncini di circa 10 cm di lunghezza che ripiegherete su se stessi formando così delle ciambelline. Fate cuocere in forno caldo a 170° per circa 20 minuti.
venerdì 10 aprile 2015
giovedì 2 aprile 2015
Sakura Fūrin
Mentre il Paese del Sol Levante si tingeva di rosa
per la fioritura dei sakura, ossia alberi di ciliegio, io mi dedicavo alla
realizzazione di questa campana fūrin, interamente fatta con porcellana fredda
e dipinta con colori acrilici.Questo tipo di campana è stata introdotta in Giappone dalla Cina ed in origine veniva utilizzata per proteggere i templi da spiriti maligni, oggi, invece, viene di solito appesa a portici e grondaie quale rimedio alla calura estiva. Il suono di risonanza quasi ultraterreno, ricorda, invero, il tintinnio del ghiaccio in una bevanda fresca e permette quasi di sognare ad occhi aperti o meditare, generando un sentimento mistico rilassante.
Sulla campana ho voluto dipingere un ramo di sakura perché in Giappone ogni anno durante la primavera si festeggia una ricorrenza chiamata Hanami, che consiste nel contemplare la fioritura dei ciliegi, quale simbolo di rinascita ma anche di fragilità, idealizzando, pertanto, una morte pura distaccata dalla caducità della vita e dai beni terreni.
Il sakura, infatti, evoca una relazione con le qualità del Samurai: purezza,
lealtà, onestà e coraggio. Così come la delicatezza e la bellezza effimera di
questo fiore che raggiunto il massimo del suo splendore, si stacca e muore, così
il samurai, nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare la propria
vita in battaglia."Non importa cadere.
Prima di tutto.
Prima di tutti.
E' proprio del fior di ciliegio
cadere nobilmente
in una notte di tempesta"
Yukio Mishima
Buona primavera.
martedì 31 marzo 2015
Hamsa
Questa decorazione da parete è stata realizzata con porcellana fredda e dipinta con colori acrilici.
Il simbolo di un occhio incastonato nel palmo di una mano aperta ha avuto diversi nomi nel corso dei secoli, tra cui Hamsa (arabo) o Hamesh mano (in ebraico), Mano di Fatima e Mano di Miriam.
La forma della mano, spesso rivolta verso il basso, è delle volte simmetrica con un secondo pollice in sostituzione del mignolo, altre volte naturale con un solo pollice.
Una delle prime e più importanti raffigurazioni dell'Hamsa è l'immagine di una grande mano aperta che appare sulla Puerta Judiciária (Porta del Giudizio), della Alhambra, una fortezza islamica del quattordicesimo secolo nel sud della Spagna.
Secondo alcuni studiosi vi è anche la possibilità che l'Hamsa abbia radici cristiane e potrebbe essere influenzata dalla rappresentazione cristiana artistica di Maria che ha il pollice nascosto sotto il dito indice accanto al dito medio.
Secondo altri l'Hamsa non necessariamente si pone in un contesto religioso. La forma della mano aperta appare, infatti, in un sito in Algeria che ha ottenuto il nome di "Grotta delle Mani", ma anche in grotte paleolitiche in Francia, Spagna, Argentina ed Australia.
Tuttavia, anche se la natura della sua forma resta avvolta nel mistero, gli studiosi, dibattendo quasi ogni aspetto della sua nascita, lo riconoscono oggi come un vecchio e ancora popolare amuleto apotropaico e come simbolo importante di arte ebraica.
giovedì 19 febbraio 2015
Mandarini sciroppati
In acqua bollente sterilizzate i vasetti predisposti per la conservazione ed asciugateli perfettamente. Nel frattempo sbucciate e riducete in spicchi i mandarini, privandoli accuratamente dei filamenti bianchi. Disponete gli spicchi nei vasetti, evitando che si formino vuoti tra uno e l'altro. Preparate ora uno sciroppo: in una casseruola versate lo zucchero e l'acqua, mettete il recipiente su fiamma bassa, mecolando continuamente finchè il composto non sarà limpido; lasciate bollire piano per 5 minuti, spegnete e fate raffreddare. Versate il composto nei barattoli e chiudete.
In un'ampia pentola, mettete i vasi ben chiusi ed avvolti in canovacci, perchè non si rompano, riempite il recipiente di acqua, mettete sul fornello e portate all'ebollizione: fate sobbollire pianissimo per circa 15 minuti. Trascorso questo tempo spegnete il fuoco e fate raffreddare i vasi in acqua. Quando li preleverete, asciugateli bene, etichettateli e riponeteli in dispensa.
domenica 8 febbraio 2015
Chiacchiere
Mettete il vino in una casseruola, fatelo scaldare senza che raggiunga il bollore, quindi toglietelo dal fuoco. In una ciotola ponete la farina, lo zucchero, il burro, le uova, la vanillina e un pizzico di sale, versatevi poco per volta il vino e rimestate energicamente. Mescolte bene in modo che l'impasto risulti morbido e liscio (se fosse troppo consistente potete aggiungere ancora un po' di vino). Stendete l'impasto ad uno spessore di mezzo centimetro avendo cura di ripiegarlo più volte su sé stesso affinchè possa incorporare aria. Questo consentirà di creare delle bolle durante la frittura.
Con una rotella tagliapasta formate delle strisce o dei rombi, fate scaldare abbondante olio in una padella e friggete le chiacchiere.
Infine spolverizzatele con abbondante zucchero a velo.
domenica 4 gennaio 2015
Butterfly Bracelet
In occasione del Natale ho avuto la possibilità di realizzare regali fatti da me per le persone più care. Una mia amica a cui piace il Giappone mi ha ispirata nella creazione di questo bracciale Butterfly.
Con un po’ di porcellana fredda ho realizzato due farfalle di circa due centimetri di lunghezza, al centro ho effettuato dei buchini e le ho lasciate asciugare. Una volta asciutte ho voluto rompere la monotonia del colore di base con delle pennellate di verde. Successivamente ho steso della vernice trasparente ed una volta asciutte ho utilizzato un cordino di cotone rosa per assemblare il bracciale.

Con un po’ di porcellana fredda ho realizzato due farfalle di circa due centimetri di lunghezza, al centro ho effettuato dei buchini e le ho lasciate asciugare. Una volta asciutte ho voluto rompere la monotonia del colore di base con delle pennellate di verde. Successivamente ho steso della vernice trasparente ed una volta asciutte ho utilizzato un cordino di cotone rosa per assemblare il bracciale.
"Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto,
e aspetto gran tempo
e non mi pesa,
la lunga attesa"
Madama Butterfly G. Puccini
e aspetto gran tempo
e non mi pesa,
la lunga attesa"
Madama Butterfly G. Puccini
venerdì 2 gennaio 2015
Panettone
Nel medioevo gli statuti delle corporazioni vietavano ai fornai, che nelle botteghe di Milano impastavano il pane dei poveri (un pane di miglio detto "pan de mej"), di produrre il pane dei ricchi, (un pane bianco chiamato "micca"). Tuttavia, il giorno di Natale, aristocratici e plebei potevano consumare lo stesso pane, il "pan di scior" o "pan de ton" un pane di lusso, di puro frumento, farcito con burro, miele e zibibbo.
Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento si sono diffuse molte leggende che raccontano le origini del panettone. La più famosa narra che il giorno di Natale fu ordinato al cuoco, al servizio di Ludovico il Moro, di preparare un pranzo sontuoso, ma il dolce destinato al banchetto si bruciò. Toni, umile sguattero, decise allora di impastare il suo lievito madre con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi. Il dolce, che riscosse enorme successo, fu subito battezzato “pan del Ton” in omaggio al suo creatore.
Secondo un’altra leggenda Ughetto figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, innamorato di Algisa, figlia di un fornaio, si fece assumere come garzone dal padre di lei, tal Toni. Ughetto per incrementare le vendite, provò ad inventare un dolce impastando la farina con uova, burro, miele ed uva sultanina. Il risultato fu strepitoso ed il dolce attirò subito nuovi clienti desiderosi di gustare il "Pan del Ton". Qualche tempo dopo i due giovani innamorati si sposarono e vissero felici e contenti.
Con grande soddisfazione posso dire che il mio secondo esperimento è andato abbastanza bene, sicuramente più del primo, forse l’anno scorso il lievito era ancora giovane ed ora, invece, un po’ più maturo. Infatti, per la buona riuscita di questo antico dolce lombardo è fondamentale disporre di lievito arzillo e vivace. Vi consiglio, quindi, qualora decidiate di imbattervi in questa laboriosa realizzazione, di rinfrescare diverse volte il vostro lievito nei giorni precedenti la preparazione. I rinfreschi daranno forza al vostro lievito che farà lievitare l’impasto in minor tempo.
Con grande soddisfazione posso dire che il mio secondo esperimento è andato abbastanza bene, sicuramente più del primo, forse l’anno scorso il lievito era ancora giovane ed ora, invece, un po’ più maturo. Infatti, per la buona riuscita di questo antico dolce lombardo è fondamentale disporre di lievito arzillo e vivace. Vi consiglio, quindi, qualora decidiate di imbattervi in questa laboriosa realizzazione, di rinfrescare diverse volte il vostro lievito nei giorni precedenti la preparazione. I rinfreschi daranno forza al vostro lievito che farà lievitare l’impasto in minor tempo.
Ho effettuato il primo impasto alle 13.00.
In una terrina ho
messo il lievito in pezzetti (lasciato a temperatura ambiente per circa tre ore),
ho aggiunto la farina, le uova, lo zucchero ed il burro, ho impastato energicamente
fino a formare una buon composto elastico. Ho coperto con cura ed ho lasciato
riposare fino a quando l’impasto ha triplicato il suo volume.
Nel frattempo ho preparato gli aromi: ho messo in ammollo l’uvetta
in acqua e marsala. A parte in una ciotola ho messo l’arancia ed il limone
canditi tagliati a cubetti, ho aggiunto la buccia grattugiata di un’arancia e di
un limone, ho aggiunto un cucchiaio di miele, ho mescolato tutto e ho
conservato in frigo.
Alle 21.00, dopo circa 8 ore, ho effettuato il secondo
impasto.
Al primo impasto ho aggiunto gli altri ingredienti: la
restante farina, le uova, lo zucchero ed il sale. Ho lavorato per qualche
minuto ed ho aggiunto il burro, quando l’impasto sembrava abbastanza elastico
ho aggiunto l’uvetta, i canditi e qualche goccia di vaniglia.
Ho coperto nuovamente l’impasto ed ho lasciato riposare per
circa mezz’ora.
Ora la tradizione vuole, prima di trasferire l’impasto nei
classici pirottini o in uno stampo per panettoni, che si faccia la cosidetta “pirlatura”
ovvero, arrotondare l’impasto facendolo girare tra le mani ed il
piano di lavoro imburrato per conferirgli un forma sferica regolare. Ammetto che è un passaggio che ho omesso, ma
non credo che il risultato finale ne abbia risentito particolarmente.
Ho trasferito il composto nello stampo e ho
lasciato lievitare per ben 24 ore. Alle 21.00 del giorno successivo l’impasto
era quasi arrivato al bordo dello stampo.
A questo punto, prima di infornarlo, si
procede ad effettuare la “scarpatura”, ossia incidere a croce il panettone, sollevare
i lembi, inserire una piccola noce di burro e richiudere i lembi, io sinceramente
non l’ho fatto.
Ho acceso il forno a 170° e ho lasciato
cuocere per 50 minuti (vi suggerisco di mettere
durante la cottura un pentolino con acqua, questo consentirà al panettone di
conservare una giusta umidità). Ho spento ed ho lasciato il panettone ancora in
forno caldo per altri 10 minuti.
Appena sfornato i più coraggiosi potranno
infilzare il panettone o con bacchette cinesi o ferri da maglia e rovesciarlo a
testa in giù, anche questo passaggio mi è sfuggito.
Il panettone potrà essere incartato e
conservato in sacchetti per alimenti per diversi giorni.
Tanto lavoro ampiamente ripagato. Buon anno
nuovo.
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